Chi cresce di più nel 2026? La classifica FMI e il posto dell'Italia
Guyana prima con +22,3%, Asia e Africa dominano la classifica. L'Italia è a +0,8%, sotto la media dell'area euro.
Nel World Economic Outlook di ottobre 2026 il Fondo monetario internazionale stima la crescita del PIL reale di quasi tutti i paesi del mondo. Ordinando le previsioni per il 2026, al primo posto c'è la Guyana con +22,3%, più del doppio del secondo classificato, Taiwan (+10,7%). Sul podio c'è anche il Sud Sudan (+10,5%), seguito da Etiopia (+9,2%) e Kirghizistan (+9,0%).
Nelle prime 18 posizioni compaiono nove economie asiatiche, tra cui Vietnam (+8,4%) e India (+7,0%), e otto africane. L'India è l'unica delle cinque economie più grandi al mondo a entrare in questa parte della classifica.
Perché la Guyana corre così tanto
Il paese sudamericano ha avviato la produzione di petrolio in mare nel 2019 e da allora la sua economia si è espansa a ritmi senza paragoni. È un caso estremo di un fenomeno più generale: quando un'economia è piccola, l'arrivo di un nuovo settore (o la ripresa dopo una crisi) produce variazioni percentuali molto ampie.
Per questo una crescita alta non equivale a un'economia grande o a un reddito alto per abitante. Le economie più grandi crescono in genere meno in percentuale, perché partono da una base molto più ampia.
Il mondo e l'Italia
Per l'economia mondiale il FMI prevede +3,1% nel 2026 e +3,4% nel 2027, dopo il 3,5% stimato per il 2025.
L'Italia è molto più indietro: +0,8% nel 2026 e +0,6% nel 2027. La stima per il 2026 è stata alzata rispetto allo 0,5% indicato a luglio. Per l'area euro nel suo complesso il FMI prevede +1,1% nel 2026 e +1,2% nel 2027.
Le altre previsioni sull'Italia
Il FMI non è l'unico a fare stime. Secondo la raccolta dell'Istat, a settembre l'OCSE prevedeva per l'Italia +0,9% nel 2026, mentre il Ministero dell'economia e delle finanze (ottobre 2026) indica +1,0%. Per il 2027 le tre fonti convergono su +0,6%.
Perché conta
La crescita del PIL misura quanto aumenta in un anno il valore di beni e servizi prodotti in un paese, al netto dell'inflazione. Un ritmo vicino all'1% significa un'economia che si muove poco: ogni decimale in più o in meno pesa su occupazione, entrate fiscali e sostenibilità del debito pubblico. Le cifre restano però previsioni, che il FMI aggiorna più volte l'anno in base ai nuovi dati.
Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all'investimento.
Fonte: Fondo monetario internazionale – World Economic Outlook, ottobre 2026