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Tir e caro gasolio: dalla protesta all'accordo con il governo, cosa prevede il decreto

Perché i camion si sono fermati, cosa chiedevano gli autotrasportatori e cosa prevede il decreto del 22 ottobre: crediti sul gasolio, leasing sospesi, aiuti ad agricoltura e pesca.

27 ottobre 2026 · Trasporti · Carburanti

Perché i camion si sono fermati

Dall’11 ottobre 2026, prima in Puglia e poi in altre regioni del Sud, gruppi di autotrasportatori hanno fermato i mezzi o organizzato presidi contro il caro carburante. Non è stato uno sciopero nazionale unico, ma una serie di iniziative di comitati e federazioni regionali diversi, unite da un motivo comune: il prezzo del gasolio.

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, la media mensile del gasolio per autotrazione è passata da 1,69 euro al litro a febbraio a 2,09 euro ad agosto. Per un camion con un serbatoio da 900 litri, Confartigianato Trasporti ha calcolato che il pieno è salito da circa 1.504 euro a febbraio a circa 1.972 euro a metà settembre: quasi 470 euro in più a ogni rifornimento.

Perché il gasolio pesa così tanto

Per un’impresa di autotrasporto il carburante è una delle principali voci di costo. Molte imprese, soprattutto le più piccole, lavorano però con tariffe concordate in anticipo con i clienti: se il gasolio aumenta dopo la firma del contratto, il costo in più resta a loro. Al Sud sono diffusi anche gli accordi non scritti, nei quali è ancora più difficile chiedere di adeguare il prezzo.

Cosa chiedevano gli autotrasportatori

Le richieste principali riguardavano soldi già promessi. A marzo il governo aveva introdotto un credito d’imposta, cioè uno sconto sulle tasse future, pari al 70% del maggior costo del gasolio sostenuto tra marzo e agosto. Secondo le associazioni, però, i pagamenti non erano ancora partiti. La categoria chiedeva anche di saldare gli arretrati del Marebonus, l’incentivo per chi imbarca i camion sulle navi invece di fare tutto il viaggio su strada, fermo da più annualità.

C’era poi una richiesta strutturale: tariffe di trasporto che si adeguino in automatico al prezzo del gasolio, con regole valide anche per i contratti non scritti, sul modello già adottato in Spagna. Alcuni gruppi autonomi chiedevano inoltre un tetto al prezzo del gasolio e un taglio dei contributi sui dipendenti.

Dal tavolo di Milano all’accordo del 22 ottobre

Il 20 ottobre, in Prefettura a Milano, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi hanno incontrato le associazioni nazionali. Il governo si è impegnato a pagare il credito d’imposta di marzo-agosto, circa 480 milioni in tutto: una prima tranche di circa 306 milioni, pari al 70%, a partire dal 21 ottobre e il saldo entro la fine di novembre. Ha annunciato anche il pagamento degli arretrati del Marebonus e lo sblocco, dal 2027, di un fondo da 590 milioni per il rinnovo dei mezzi.

Due giorni dopo, il 22 ottobre, il governo ha firmato un accordo con le associazioni nazionali dell’autotrasporto e il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge con misure di sostegno per autotrasporto, agricoltura e pesca. Le associazioni che hanno firmato hanno revocato fermi e manifestazioni.

Cosa prevede il decreto

Credito d’imposta sul gasolio: 45,2 milioni in più per le spese da marzo ad agosto, che si sommano ai 21,2 milioni di un decreto precedente, e 60 milioni per le spese dal 1° settembre al 5 ottobre. Per queste ultime le domande si presentano a novembre e i pagamenti sono previsti tra gennaio e febbraio 2027.

Leasing: le imprese potranno sospendere le rate dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027. Le rate vengono rinviate, non cancellate.

Contratti: per alcuni contratti di trasporto meno tutelati diventa obbligatorio adeguare il prezzo al costo del carburante. Il ministero dei Trasporti pubblicherà periodicamente quanto incide il carburante sui costi, per classi di peso dei veicoli.

Agricoltura: 60 milioni di contributo a fondo perduto sul gasolio agricolo, fino a 45 centesimi al litro, per gli acquisti dal 1° giugno al 15 ottobre 2026.

Pesca: 10 milioni di contributo per lo stesso periodo.

Fondi nuovi o già previsti?

Nei giorni della protesta sono circolate cifre molto diverse: prima “circa un miliardo”, poi “oltre mezzo miliardo”. Per capirle bisogna distinguere tra soldi nuovi e soldi già stanziati ma non ancora pagati.

Secondo Palazzo Chigi, il decreto aggiunge 106 milioni per il credito d’imposta, che si sommano ai 434 già previsti nei mesi scorsi: il totale arriva a circa 540 milioni, ma la maggior parte erano risorse già decise. Anche il fondo da 590 milioni per i mezzi era già previsto. Per l’autotrasporto i fondi nuovi sono quindi circa 106 milioni, a cui si aggiungono i 70 milioni per agricoltura e pesca.

Cosa cambia in concreto

Per le imprese di autotrasporto le misure più concrete nel breve periodo sono l’arrivo dei crediti già maturati e la sospensione dei leasing, che alleggerisce la cassa dei piccoli operatori. La regola sull’adeguamento delle tariffe può contare di più nel tempo, perché sposta una parte del rischio legato al prezzo del gasolio su chi commissiona il trasporto. Quanto questo si rifletterà sui prezzi delle merci dipenderà da come verrà applicata: al momento non ci sono stime ufficiali.

A che punto siamo

In alcune zone del Sud gruppi che non hanno aderito all’accordo hanno continuato i blocchi anche dopo il 22 ottobre. Il 27 ottobre era previsto al ministero dei Trasporti un tavolo per verificare se i pagamenti sono partiti davvero. Importi e modalità definitivi si potranno confermare solo quando il testo del decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Situazione aggiornata al 27 ottobre 2026.

Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.

Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti