Europa

Contanti, carte ed euro digitale: come pagano gli italiani e cosa sta cambiando

In Italia il 61% dei pagamenti nei negozi è ancora in contanti, più della media europea. Il digitale cresce e l'Ue prepara l'euro digitale: ecco a che punto siamo.

28 ottobre 2026 · Regolamentazione

Il contante resta il re dei negozi, ma perde terreno

Nei negozi fisici italiani il contante è ancora il mezzo di pagamento più usato. Secondo il rapporto della Banca d’Italia basato sull’indagine della Banca centrale europea del 2024, circa il 61% dei pagamenti nei punti vendita avviene in contanti. Il calo però è netto: la quota era del 69% nel 2022 e dell’82% nel 2019. In cinque anni, quindi, il contante ha perso più di venti punti.

Le carte sono l’alternativa principale e coprono circa il 32% dei pagamenti nei negozi, mentre i pagamenti con lo smartphone sono intorno al 4%. Il contante resta forte soprattutto per gli acquisti piccoli: sotto i 30 euro viene usato nel 64% dei casi, contro l’89% del 2019.

Numero e valore: due modi di contare

Quando si parla di “quota del contante” bisogna distinguere tra numero di pagamenti e valore. Il numero conta quante volte si paga in contanti; il valore misura quanti euro passano attraverso il contante. Siccome le banconote si usano soprattutto per le spese piccole, la quota in valore è più bassa.

In Italia, in valore, il contante pesa circa il 49% della spesa nei negozi, la stessa quota del 2022 e meno del 58% del 2019; le carte arrivano al 39% e il mobile al 5%.

Il confronto con l’Europa

Nell’insieme dell’area euro il contante è meno usato. Secondo la BCE, nel 2024 è stato scelto nel 52% dei pagamenti nei negozi, contro il 59% del 2022; in valore la quota è del 39%, mentre le carte arrivano al 45% e le app al 7%. L’Italia usa il contante più della media europea in tutte le fasce di importo.

Anche le preferenze dichiarate dicono qualcosa: nell’area euro il 55% delle persone preferisce pagare in negozio con carta o altri strumenti digitali, il 22% preferisce il contante e il 23% non ha una preferenza netta. Allo stesso tempo, il 62% ritiene importante continuare ad avere la possibilità di pagare in contanti, in aumento rispetto al 60% del 2022.

Online e negozi: cosa spinge il digitale

Il digitale cresce soprattutto grazie agli acquisti online. In Italia gli acquisti in rete sono arrivati al 24% dei pagamenti non ricorrenti, contro il 16% del 2022; secondo Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, nel 2019 erano circa il 6%. Anche i negozi si sono attrezzati: l’87% accetta carte o altri strumenti diversi dal contante, contro l’80% del 2022.

Le differenze tra persone restano. La Banca d’Italia osserva che il contante è più usato dagli anziani, da chi ha un titolo di studio più basso e dalle famiglie con redditi bassi, mentre i pagamenti con il telefono sono diffusi soprattutto tra i giovani; i divari tra territori e tra uomini e donne si stanno riducendo.

Che cos’è l’euro digitale

In questo quadro si inserisce l’euro digitale. È una forma digitale di moneta emessa dalla banca centrale, pensata per i pagamenti di tutti i giorni, accanto a banconote e monete. La differenza con i soldi sul conto in banca è chi lo emette: il saldo di un conto corrente è un debito della banca verso il cliente, mentre l’euro digitale sarebbe, come il contante, moneta della banca centrale.

Secondo la posizione approvata dal Parlamento europeo, l’euro digitale si potrebbe usare online e anche offline, cioè senza connessione internet; i servizi di base, come aprire il portafoglio e pagare, sarebbero gratuiti per i cittadini; ogni persona avrebbe un limite massimo di euro digitali che si possono detenere, ancora da stabilire; e la privacy sarebbe tutelata con la raccolta dei soli dati strettamente necessari. Molti negozi sarebbero obbligati ad accettarlo, con esenzioni per professionisti e microimprese che oggi non accettano pagamenti elettronici.

Non è una criptovaluta: il valore è sempre quello dell’euro, e a garantirlo è la BCE.

A che punto è la legge

La proposta di regolamento è stata presentata dalla Commissione europea nel giugno 2023. Il Consiglio, cioè i governi, ha approvato la propria posizione il 17 dicembre 2025. Il 23 giugno 2026 la commissione Affari economici del Parlamento ha votato il testo con 43 sì, 14 no e un astenuto, e il 9 luglio 2026 la plenaria ha dato il via libera ai negoziati con 416 voti favorevoli su 607 votanti. Nello stesso momento è stato approvato un regolamento separato sul corso legale di banconote e monete, per garantire che il contante continui a essere accettato.

Ora Parlamento, Consiglio e Commissione stanno trattando. I punti ancora aperti sono le commissioni che pagheranno i commercianti, il modo in cui l’euro digitale verrà distribuito (attraverso le app delle banche o un’app pubblica dell’Eurosistema), il limite di detenzione e le eventuali esenzioni dall’obbligo di accettarlo. Le posizioni sono diverse soprattutto sulle commissioni: i commercianti chiedono costi bassi o nulli sui pagamenti piccoli, le banche vorrebbero restare vicine ai livelli attuali.

I prossimi passi

L’obiettivo dichiarato è chiudere l’accordo entro la fine del 2026. La BCE scrive che, se il regolamento verrà adottato nel corso del 2026, l’euro digitale potrebbe essere emesso nel 2029; la decisione finale sull’emissione verrà presa solo dopo la fine dell’iter legislativo. Nel frattempo è prevista una fase pilota di un anno a partire da settembre 2027, con circa 40 banche e prestatori di servizi di pagamento.

Sono tempi previsti, non certi: il negoziato può rallentare, e la posizione del Parlamento prevede, dopo l’autorizzazione all’emissione, un periodo di introduzione di almeno due anni. Quello che è già chiaro è la direzione: il contante resta, ma accanto a carte e app potrebbe presto esserci anche una versione digitale dell’euro emessa direttamente dalla banca centrale.

Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.

Fonte: Banca d'Italia