Il lavoro di casa vale miliardi, ma non entra nel Pil: chi lo fa e quanto pesa
In Italia le donne dedicano a casa e famiglia più del doppio del tempo degli uomini, il divario più alto d'Europa. L'OIL stima il valore del lavoro di cura non pagato in 473,5 miliardi l'anno.

Un lavoro senza busta paga
Ogni giorno milioni di persone fanno la spesa, preparano i pasti, lavano, stirano, accompagnano i figli a scuola o assistono un familiare non autosufficiente. Se le stesse attività fossero svolte da una collaboratrice domestica, da una baby sitter o da un servizio di assistenza, avrebbero un prezzo e comparirebbero nelle statistiche economiche. Fatte in famiglia, invece, restano fuori dai conti. È il tema del lavoro domestico e di cura non retribuito, tornato al centro del dibattito dopo i nuovi dati dell’Istat sull’uso del tempo, pubblicati a fine settembre.
Quanto tempo ci dedichiamo
L’Istat misura il tempo dedicato al lavoro familiare con l’indagine “Uso del tempo”, che si svolge ogni cinque anni: l’ultima edizione ha coinvolto circa 15mila famiglie nel corso del 2023. Secondo i risultati, le donne dai 15 anni in su dedicano in media 4 ore e 21 minuti al giorno a casa e famiglia, gli uomini 1 ora e 54 minuti. Il divario è di 2 ore e 27 minuti al giorno.
Vent’anni fa la distanza era più ampia: nel 2003 le donne arrivavano a 4 ore e 58 minuti e gli uomini si fermavano a 1 ora e 36, con un divario di 3 ore e 22 minuti. La differenza si è ridotta di circa 55 minuti, ma soprattutto perché le donne dedicano meno tempo alla casa, non perché gli uomini ne dedichino molto di più: dal 2013 il tempo degli uomini è rimasto fermo a 1 ora e 54 minuti.
Quando lavorano entrambi
Il dato più significativo riguarda le coppie in cui entrambi hanno un lavoro retribuito. Tra gli occupati di 25-64 anni che vivono in coppia, le donne svolgono il 68,9% del lavoro familiare: 4 ore e 10 minuti al giorno contro 1 ora e 48 degli uomini. Rispetto al 2003 la loro quota è scesa di 6,5 punti, ma resta più che doppia.
La distribuzione cambia con la presenza di figli e con il territorio. L’indice di asimmetria, cioè la quota di lavoro familiare svolta dalla donna nella coppia, è del 69,6% nelle coppie con figli e del 66,5% in quelle senza; nel Mezzogiorno sale al 76,2%, contro il 66,5% del Nord, e per le sole faccende domestiche arriva all’82,6%. Le conseguenze si vedono anche sul tempo libero: le donne occupate in coppia ne hanno 38 minuti al giorno in meno dei partner. Per le madri occupate, il lavoro familiare rappresenta quasi la metà (48,8%) del tempo complessivamente dedicato al lavoro, per i padri poco più di un quinto (22,3%).
Il confronto con l’Europa
L’Istat ha messo a confronto i propri dati con quelli degli altri Paesi europei che hanno svolto la stessa indagine, usando le serie armonizzate di Eurostat. L’Italia ha il valore più alto di lavoro familiare femminile, 4 ore e 15 minuti al giorno, e il divario di genere più ampio, 2 ore e 26 minuti. In Norvegia la differenza è di 49 minuti, in Finlandia di 50, nei Paesi Bassi di 58, in Germania ed Estonia di poco più di un’ora.
Il quadro è speculare a quello del lavoro retribuito. Le donne italiane dedicano al lavoro pagato in media 1 ora e 48 minuti al giorno, il valore più basso tra i Paesi osservati, e il tasso di occupazione femminile tra 15 e 64 anni era nel 2023 del 52,5%, il più basso dell’Unione, contro una media UE del 65,7%.
Quanto varrebbe in euro
Dare un prezzo a questo lavoro richiede una stima. Un metodo diffuso è quello del costo di sostituzione: si calcolano le ore dedicate alle attività domestiche e di cura e si moltiplicano per la retribuzione che bisognerebbe pagare a qualcuno per svolgerle. Partendo dalle ore rilevate dall’Istat, l’Ufficio per l’Italia dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), insieme a Federcasalinghe, ha stimato in 473,5 miliardi di euro l’anno il valore del lavoro di cura non retribuito in Italia, pari a 60,7 miliardi di ore di cura diretta e indiretta. Secondo la stessa stima, il 71% di queste ore è svolto da donne, per un valore di circa 336 miliardi. Nella presentazione dei risultati, l’OIL indica un peso pari al 26% del Pil.
La cifra va letta con cautela. La stima si basa sui dati Istat sull’uso del tempo del 2014, non su quelli del 2023, e il valore finale dipende molto dal costo orario scelto. Resta comunque un ordine di grandezza: su scala mondiale, l’OIL calcolava già nel 2018 16,4 miliardi di ore di lavoro di cura non pagato ogni giorno, per tre quarti (76,2%) svolto da donne, con un valore pari a circa il 9% del Pil mondiale.
Perché il Pil non lo conta
Il Pil misura il valore di beni e servizi prodotti in un Paese secondo regole comuni a tutta l’Unione europea, fissate dal Sistema europeo dei conti (Sec 2010). Queste regole includono la produzione destinata al mercato e i servizi pubblici, ma escludono i servizi che le famiglie producono per sé stesse: pulire casa, cucinare, accudire i figli. Ci sono due eccezioni rilevanti: i beni prodotti per uso proprio, come l’orto, e il cosiddetto affitto figurativo delle case abitate dai proprietari, che viene stimato come se pagassero un canone a sé stessi.
Il risultato è un paradosso noto agli economisti. Se una famiglia paga una collaboratrice domestica, quella spesa entra nel Pil; se le stesse pulizie vengono fatte da un componente della famiglia, il Pil non cambia. Il lavoro domestico pagato, del resto, ha un peso misurabile: secondo l’Osservatorio Domina, la spesa delle famiglie per colf e badanti genera circa 21,9 miliardi di produzione, l’1,1% del Pil, con un tasso di irregolarità vicino al 47%. La scelta di escludere il lavoro gratuito non dipende da un giudizio sul suo valore, ma dalla difficoltà di misurarlo in modo affidabile e confrontabile ogni trimestre. Per questo, quando se ne stima il valore, lo si fa a parte, con indagini e calcoli separati dal Pil.
Le tutele che esistono
Il lavoro casalingo ha già alcuni riconoscimenti. Dal 1999 esiste l’assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici: è obbligatoria per chi ha tra 18 e 67 anni e si occupa in modo abituale, gratuito e prevalente della casa e della famiglia, costa 24 euro l’anno e va pagata entro il 31 gennaio. Chi ha redditi molto bassi (fino a 4.648,11 euro personali e 9.296,22 euro familiari) è esonerato dal premio. L’assicurazione prevede una rendita in caso di invalidità permanente dal 16% in su e un indennizzo una tantum di 395 euro tra il 6% e il 15%.
Cosa resta aperto
I dati mostrano una riduzione lenta del divario tra donne e uomini e una distanza ancora ampia rispetto al resto d’Europa. Le stime in euro, invece, restano incerte: dipendono da dati non recenti e da ipotesi sul costo orario, e non esiste ancora una misura ufficiale e periodica del valore del lavoro domestico in Italia. L’indagine Istat sull’uso del tempo si ripete ogni cinque anni: i prossimi dati completi arriveranno con la prossima edizione.
Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.
Fonte: Istat