Italia

Il lavoro di casa vale miliardi, ma non entra nel Pil: chi lo fa e quanto pesa

In Italia le donne dedicano a casa e famiglia più del doppio del tempo degli uomini, il divario più alto d'Europa. L'OIL stima il valore del lavoro di cura non pagato in 473,5 miliardi l'anno.

01 novembre 2026 · Europa

Un lavoro senza busta paga

Ogni giorno milioni di persone fanno la spesa, preparano i pasti, lavano, stirano, accompagnano i figli a scuola o assistono un familiare non autosufficiente. Se le stesse attività fossero svolte da una collaboratrice domestica, da una baby sitter o da un servizio di assistenza, avrebbero un prezzo e comparirebbero nelle statistiche economiche. Fatte in famiglia, invece, restano fuori dai conti. È il tema del lavoro domestico e di cura non retribuito, tornato al centro del dibattito dopo i nuovi dati dell’Istat sull’uso del tempo, pubblicati a fine settembre.

Quanto tempo ci dedichiamo

L’Istat misura il tempo dedicato al lavoro familiare con l’indagine “Uso del tempo”, che si svolge ogni cinque anni: l’ultima edizione ha coinvolto circa 15mila famiglie nel corso del 2023. Secondo i risultati, le donne dai 15 anni in su dedicano in media 4 ore e 21 minuti al giorno a casa e famiglia, gli uomini 1 ora e 54 minuti. Il divario è di 2 ore e 27 minuti al giorno.

Vent’anni fa la distanza era più ampia: nel 2003 le donne arrivavano a 4 ore e 58 minuti e gli uomini si fermavano a 1 ora e 36, con un divario di 3 ore e 22 minuti. La differenza si è ridotta di circa 55 minuti, ma soprattutto perché le donne dedicano meno tempo alla casa, non perché gli uomini ne dedichino molto di più: dal 2013 il tempo degli uomini è rimasto fermo a 1 ora e 54 minuti.

Quando lavorano entrambi

Il dato più significativo riguarda le coppie in cui entrambi hanno un lavoro retribuito. Tra gli occupati di 25-64 anni che vivono in coppia, le donne svolgono il 68,9% del lavoro familiare: 4 ore e 10 minuti al giorno contro 1 ora e 48 degli uomini. Rispetto al 2003 la loro quota è scesa di 6,5 punti, ma resta più che doppia.

La distribuzione cambia con la presenza di figli e con il territorio. L’indice di asimmetria, cioè la quota di lavoro familiare svolta dalla donna nella coppia, è del 69,6% nelle coppie con figli e del 66,5% in quelle senza; nel Mezzogiorno sale al 76,2%, contro il 66,5% del Nord, e per le sole faccende domestiche arriva all’82,6%. Le conseguenze si vedono anche sul tempo libero: le donne occupate in coppia ne hanno 38 minuti al giorno in meno dei partner. Per le madri occupate, il lavoro familiare rappresenta quasi la metà (48,8%) del tempo complessivamente dedicato al lavoro, per i padri poco più di un quinto (22,3%).

Il confronto con l’Europa

L’Istat ha messo a confronto i propri dati con quelli degli altri Paesi europei che hanno svolto la stessa indagine, usando le serie armonizzate di Eurostat. L’Italia ha il valore più alto di lavoro familiare femminile, 4 ore e 15 minuti al giorno, e il divario di genere più ampio, 2 ore e 26 minuti. In Norvegia la differenza è di 49 minuti, in Finlandia di 50, nei Paesi Bassi di 58, in Germania ed Estonia di poco più di un’ora.

Il quadro è speculare a quello del lavoro retribuito. Le donne italiane dedicano al lavoro pagato in media 1 ora e 48 minuti al giorno, il valore più basso tra i Paesi osservati, e il tasso di occupazione femminile tra 15 e 64 anni era nel 2023 del 52,5%, il più basso dell’Unione, contro una media UE del 65,7%.

Quanto varrebbe in euro

Dare un prezzo a questo lavoro richiede una stima. Un metodo diffuso è quello del costo di sostituzione: si calcolano le ore dedicate alle attività domestiche e di cura e si moltiplicano per la retribuzione che bisognerebbe pagare a qualcuno per svolgerle. Partendo dalle ore rilevate dall’Istat, l’Ufficio per l’Italia dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), insieme a Federcasalinghe, ha stimato in 473,5 miliardi di euro l’anno il valore del lavoro di cura non retribuito in Italia, pari a 60,7 miliardi di ore di cura diretta e indiretta. Secondo la stessa stima, il 71% di queste ore è svolto da donne, per un valore di circa 336 miliardi. Nella presentazione dei risultati, l’OIL indica un peso pari al 26% del Pil.

La cifra va letta con cautela. La stima si basa sui dati Istat sull’uso del tempo del 2014, non su quelli del 2023, e il valore finale dipende molto dal costo orario scelto. Resta comunque un ordine di grandezza: su scala mondiale, l’OIL calcolava già nel 2018 16,4 miliardi di ore di lavoro di cura non pagato ogni giorno, per tre quarti (76,2%) svolto da donne, con un valore pari a circa il 9% del Pil mondiale.

Perché il Pil non lo conta

Il Pil misura il valore di beni e servizi prodotti in un Paese secondo regole comuni a tutta l’Unione europea, fissate dal Sistema europeo dei conti (Sec 2010). Queste regole includono la produzione destinata al mercato e i servizi pubblici, ma escludono i servizi che le famiglie producono per sé stesse: pulire casa, cucinare, accudire i figli. Ci sono due eccezioni rilevanti: i beni prodotti per uso proprio, come l’orto, e il cosiddetto affitto figurativo delle case abitate dai proprietari, che viene stimato come se pagassero un canone a sé stessi.

Il risultato è un paradosso noto agli economisti. Se una famiglia paga una collaboratrice domestica, quella spesa entra nel Pil; se le stesse pulizie vengono fatte da un componente della famiglia, il Pil non cambia. Il lavoro domestico pagato, del resto, ha un peso misurabile: secondo l’Osservatorio Domina, la spesa delle famiglie per colf e badanti genera circa 21,9 miliardi di produzione, l’1,1% del Pil, con un tasso di irregolarità vicino al 47%. La scelta di escludere il lavoro gratuito non dipende da un giudizio sul suo valore, ma dalla difficoltà di misurarlo in modo affidabile e confrontabile ogni trimestre. Per questo, quando se ne stima il valore, lo si fa a parte, con indagini e calcoli separati dal Pil.

Le tutele che esistono

Il lavoro casalingo ha già alcuni riconoscimenti. Dal 1999 esiste l’assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici: è obbligatoria per chi ha tra 18 e 67 anni e si occupa in modo abituale, gratuito e prevalente della casa e della famiglia, costa 24 euro l’anno e va pagata entro il 31 gennaio. Chi ha redditi molto bassi (fino a 4.648,11 euro personali e 9.296,22 euro familiari) è esonerato dal premio. L’assicurazione prevede una rendita in caso di invalidità permanente dal 16% in su e un indennizzo una tantum di 395 euro tra il 6% e il 15%.

Cosa resta aperto

I dati mostrano una riduzione lenta del divario tra donne e uomini e una distanza ancora ampia rispetto al resto d’Europa. Le stime in euro, invece, restano incerte: dipendono da dati non recenti e da ipotesi sul costo orario, e non esiste ancora una misura ufficiale e periodica del valore del lavoro domestico in Italia. L’indagine Istat sull’uso del tempo si ripete ogni cinque anni: i prossimi dati completi arriveranno con la prossima edizione.

Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.

Fonte: Istat