Europa

Redditi quasi fermi e risparmi in calo: cosa dicono i dati sulle famiglie europee

Tra aprile e giugno 2026 il reddito reale delle famiglie europee è cresciuto dello 0,1%, i consumi di più: si risparmia meno, e l'Italia registra uno dei cali più forti dell'UE.

31 ottobre 2026 · Italia · Eurostat · Inflazione · Risparmio

Testo

I numeri del secondo trimestre

Il 28 ottobre Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, ha pubblicato i conti delle famiglie relativi al secondo trimestre 2026, cioè ai mesi da aprile a giugno. Il dato principale è che il reddito reale per abitante è aumentato appena dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, sia nell’area euro sia nell’Unione nel suo complesso. Nell’area euro il ritmo è lo stesso del primo trimestre, mentre nell’UE c’è un rallentamento: tra gennaio e marzo la crescita era stata dello 0,3%.

Nello stesso periodo i consumi sono andati più veloci. La spesa reale per abitante è salita dello 0,3% nell’area euro, dopo un primo trimestre fermo, e dello 0,4% nell’UE, dove a inizio anno era calata dello 0,1%. Quando la spesa cresce più delle entrate, la differenza si vede nel risparmio: il tasso di risparmio delle famiglie è sceso dal 14,4% al 14,2% del reddito nell’area euro e dal 14,2% al 13,9% nell’UE. Un anno prima, nel secondo trimestre 2025, era al 15,2% nell’area euro e al 14,8% nell’UE. Il dato dell’area euro conferma la prima stima diffusa da Eurostat il 2 ottobre.

Cosa vuol dire reddito “reale”

Il reddito di cui parla Eurostat è il reddito disponibile lordo corretto delle famiglie: quello che resta dopo aver incassato stipendi, redditi da lavoro autonomo, rendite e prestazioni sociali e dopo aver pagato imposte e contributi, a cui si aggiungono i servizi che le famiglie ricevono gratis o quasi dallo Stato e dalle associazioni, come scuola e sanità. Questo importo viene diviso per il numero di abitanti e poi per un indice dei prezzi dei consumi. Il risultato misura quanto si può effettivamente comprare con quel reddito.

La differenza tra valore “nominale” e valore “reale” spiega quasi tutto il dato. In euro correnti, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dell’1,1% sia nell’area euro sia nell’UE in un solo trimestre. Ma i prezzi sono saliti quasi altrettanto: una volta tolto il loro effetto e diviso il totale per il numero di abitanti, l’aumento si riduce allo 0,1%.

Secondo Eurostat, nell’area euro la piccola crescita del trimestre è venuta soprattutto dai redditi da capitale netti (interessi, dividendi, affitti) e da altri trasferimenti, mentre ha pesato in negativo il calo dei redditi da attività in proprio. Nell’UE il contributo positivo principale è arrivato invece da stipendi e prestazioni sociali, quello negativo da imposte e contributi.

Il tasso di risparmio: cos’è e perché scende

Il tasso di risparmio è la quota del reddito disponibile che non viene spesa in consumi. Non indica quanto una famiglia ha in banca, ma quanto riesce a mettere da parte in un dato periodo. Sale quando il reddito cresce più dei consumi e scende nel caso opposto.

Nel secondo trimestre la spesa nominale per consumi è cresciuta dell’1,3% nell’area euro e dell’1,4% nell’UE, più del reddito (+1,1%). Il risparmio quindi non scende perché le entrate diminuiscono, ma perché le famiglie hanno speso di più, in parte per prezzi più alti. Anche così, nell’area euro le famiglie mettono da parte circa un settimo del proprio reddito.

L’Italia: uno dei cali più forti d’Europa

Tra i 15 Paesi per cui Eurostat pubblica i dati trimestrali, il tasso di risparmio è sceso in 11 e salito in 4. I cali più forti sono quelli di Finlandia (−1,6 punti), Ungheria (−1,4) e Italia (−1,2). In Italia, sempre secondo Eurostat, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,4% in tre mesi, mentre la spesa per consumi è salita dell’1,7%.

L’Istat, che il 5 ottobre aveva diffuso gli stessi conti con il proprio dettaglio nazionale, descrive lo stesso fenomeno per le “famiglie consumatrici”. La propensione al risparmio è scesa al 6,7%, 1,2 punti in meno rispetto al primo trimestre (7,9%) e 1,4 punti in meno rispetto a un anno prima. I prezzi dei consumi sono aumentati dell’1,4% nel trimestre e, a fronte di un reddito cresciuto dello 0,4%, il potere d’acquisto, cioè il reddito al netto dell’inflazione, è diminuito dello 0,9%. Rispetto al secondo trimestre 2025 il potere d’acquisto è più basso dello 0,4%.

Due precisazioni aiutano a leggere i numeri. Il 6,7% dell’Istat e i tassi di Eurostat non sono confrontabili tra loro, perché misurano insiemi diversi: l’Istat considera solo le famiglie consumatrici, Eurostat include anche le piccole attività familiari e le associazioni senza scopo di lucro. Inoltre l’Istat segnala un calo del 6,3% degli investimenti delle famiglie, che per definizione sono l’acquisto e la ristrutturazione straordinaria di abitazioni. Nello stesso trimestre la pressione fiscale è stata pari al 43,5% del Pil, 0,5 punti in più rispetto a un anno prima.

Gli altri Paesi

Il calo del risparmio è diffuso ma non uniforme. In Belgio il tasso è sceso di 1,1 punti, in Danimarca di 0,9, in Spagna e Francia di 0,6, nei Paesi Bassi e in Portogallo di 0,5. In Germania è rimasto quasi fermo (+0,1), mentre è salito in Austria (+0,5), Polonia e Cechia (+0,6 ciascuna). In Polonia il reddito disponibile nominale è cresciuto del 5,2% in tre mesi, molto più dei consumi (+1,6%).

I prezzi dopo l’estate

I dati di Eurostat si fermano a giugno. Nei mesi successivi l’inflazione è aumentata: a settembre il tasso annuo dell’area euro è salito al 3,8%, dal 3,2% di agosto e dal 2,2% di settembre 2025, con l’energia come voce che ha contribuito di più. In Italia l’inflazione di settembre è stata del 4,2%, con i beni energetici in aumento del 22,3% su base annua, mentre l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, era all’1,6%. Questi dati non entrano nei conti del secondo trimestre, ma indicano il contesto in cui verranno misurati i prossimi.

Uno sguardo più lungo

Il dato trimestrale va letto anche su un orizzonte più ampio. Secondo un report di Eurostat diffuso nel novembre 2025, fatto 100 il livello del 2008, il reddito disponibile reale lordo per abitante delle famiglie italiane nel 2024 era a 95,97, contro 109,40 dell’area euro e 114,29 dell’UE. Italia e Grecia (84,13) erano gli unici due Paesi ancora sotto il livello di sedici anni prima. Per l’area euro nel suo complesso, la BCE segnala che il rapporto tra debito e reddito delle famiglie è sceso all’80,3% nel secondo trimestre 2026, dall’80,5% del trimestre precedente.

Limiti dei dati e prossime date

I conti trimestrali sono destagionalizzati e vengono rivisti spesso. Lo stesso comunicato di ottobre ha corretto al rialzo la crescita del reddito reale del primo trimestre, da 0,0% a 0,1% nell’area euro e da 0,1% a 0,3% nell’UE, e l’Istat ha rivisto tutta la serie dopo la revisione dei conti nazionali di settembre. Si tratta inoltre di medie: un aumento dello 0,1% per abitante non dice come il reddito sia distribuito tra le famiglie, né chi abbia visto crescere le proprie entrate e chi no.

I prossimi aggiornamenti sono attesi il 4 novembre, con la stima rapida dell’inflazione di ottobre nell’area euro, il 7 gennaio 2027, con i conti Istat del terzo trimestre, e il 28 gennaio 2027, con i dati Eurostat su redditi e consumi delle famiglie tra luglio e settembre.

Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.

Fonte: Eurostat