USA

Quanto vale lo sport femminile: 3 miliardi di ricavi e un divario ancora ampio

Secondo Deloitte nel 2026 i ricavi dello sport femminile d'élite supereranno i 3 miliardi di dollari. Da dove arrivano i soldi, quanto valgono le squadre e perché gli stipendi restano lontani da quelli maschili.

03 novembre 2026 · Sport
Di cosa si parla

Per anni lo sport femminile è stato raccontato soprattutto come una questione di parità. Negli ultimi anni è diventato anche un tema economico: crescono gli spettatori, gli sponsor, i diritti televisivi e il valore delle squadre. A misurarlo ogni anno è il gruppo di ricerca sullo sport della società di consulenza Deloitte, che ad aprile 2026 ha pubblicato le stime più recenti.

Il numero chiave è questo: nel 2026 i ricavi globali dello sport femminile d’élite dovrebbero raggiungere almeno 3 miliardi di dollari, il 25% in più dei 2,4 miliardi del 2025. Nel 2022 erano meno di 700 milioni.

Come si misurano i ricavi

Deloitte considera tre grandi fonti di entrate per club, leghe e competizioni:

ricavi commerciali: sponsorizzazioni, partnership e vendita di merchandising;

ricavi da diritti televisivi e streaming (broadcast);

ricavi da stadio e palazzetto (matchday), cioè soprattutto biglietti e servizi nel giorno della partita.

Non rientrano invece, per esempio, i guadagni personali delle atlete da sponsor individuali. È quindi una misura del “sistema” sportivo, non di tutto il denaro che gira intorno alle atlete.

Da dove arrivano i soldi

Nel 2026 la parte più grande dovrebbe venire dai ricavi commerciali, circa il 45% del totale, con una crescita di oltre 250 milioni di dollari rispetto al 2025. Seguono i ricavi da stadio, circa 911 milioni (30%), in aumento di oltre 160 milioni, e i diritti televisivi, circa 765 milioni (25%). Nel 2025 i diritti TV valevano circa 551 milioni.

Per sport, calcio e basket dovrebbero valere il 35% ciascuno dei ricavi totali. Per area geografica, il Nord America resta di gran lunga il mercato più grande, con circa 1,64 miliardi di dollari (54%), seguito dall’Europa con 434 milioni (14%).

Secondo Deloitte, la crescita del calcio sarà spinta anche dalla nascita di leghe femminili indipendenti e dalla riorganizzazione dei club che hanno anche una squadra maschile.

Il valore delle squadre

La crescita dei ricavi si vede soprattutto nel valore delle squadre statunitensi. Secondo le stime di Forbes, le Las Vegas Aces, campionesse di basket della WNBA, che circa cinque anni fa passarono di mano per 2 milioni di dollari, oggi valgono 420 milioni; tutte le squadre della lega valgono almeno 250 milioni. Nel calcio, le squadre della NWSL valgono in media 200 milioni di dollari, mentre quattro anni fa una valutazione di 35 milioni era considerata altissima.

Una parte di questi valori dipende dalle aspettative di crescita futura: le valutazioni misurano quanto gli investitori sono disposti a pagare oggi, non i ricavi attuali.

Gli stipendi: in salita, ma da livelli bassi

Gli aumenti stanno arrivando anche alle atlete. Nella WNBA il nuovo contratto collettivo firmato a marzo 2026, che secondo le ricostruzioni garantisce alle giocatrici circa il 20% dei ricavi della lega, ha portato lo stipendio massimo da circa 249mila dollari a 1,4 milioni e ha più che quadruplicato il tetto salariale delle squadre, da 1,5 a 7 milioni. Un grande aiuto arriva dai nuovi contratti televisivi: la WNBA incassa in media circa 281 milioni di dollari l’anno, contro i 43 milioni degli accordi precedenti.

Perché il divario resta grande

Il confronto con lo sport maschile mostra quanto la strada sia ancora lunga. La NBA incassa quasi 7 miliardi di dollari l’anno dai diritti televisivi e riconosce ai giocatori circa la metà dei ricavi; lo stipendio minimo di un esordiente NBA, circa 1,3 milioni di dollari, è quasi uguale al nuovo stipendio massimo della WNBA.

Anche tra le singole atlete il divario è evidente: per il terzo anno consecutivo nessuna donna è entrata nella classifica Forbes dei 50 atleti più pagati. L’atleta più pagata del 2025 è la tennista Coco Gauff, con circa 33 milioni di dollari, di cui 25 da sponsor e attività commerciali. Non è un caso che sia una tennista: nei quattro tornei del Grande Slam i premi sono uguali per uomini e donne dal 2007.

La spiegazione economica principale, secondo Forbes, è semplice: gli stipendi dipendono dai ricavi che ogni campionato genera, e quelli femminili, pur crescendo in fretta, partono da una base molto più bassa.

E in Italia?

In Italia il passaggio più importante è recente. Dal 1° luglio 2022 le calciatrici della Serie A sono professioniste: hanno un contratto di lavoro con contributi, tutele per la maternità e pensione, e uno stipendio minimo fissato dalla federazione. Nella stagione 2022/23 il minimo per le giocatrici dai 24 anni in su era di circa 26mila euro lordi l’anno. Le serie inferiori restano dilettantistiche.

Limiti dei dati e cosa seguire

Le cifre di Deloitte per il 2026 sono previsioni e riguardano solo lo sport d’élite; anche le valutazioni delle squadre sono stime. La stessa Deloitte avverte che si è ancora “agli inizi” e che una crescita duratura richiede investimenti, pazienza e dati più completi. Da seguire nei prossimi mesi: i nuovi contratti televisivi delle leghe europee, la crescita del pubblico negli stadi e l’effetto dei grandi eventi internazionali, che secondo Deloitte fanno da traino per tutto il movimento.

Contenuto a solo scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.

Fonte: Deloitte